Durante un volo di commemorazione preso in direzione Kiev, Calenda è tornato su un argomento risalente a qualche mese fa.
Dopo lo scontro in diretta televisiva di ormai qualche mese fa, Calenda ha rincarato la dose a distanza di tempo. E lo ha fatto durante un’occasione speciale, ovvero la commemorazione del quarto anniversario dell’invasione russa in Ucraina. Lo ha fatto tramite un post social, seguito poi da una serie di dichiarazioni su un argomento ancora oggi estremamente delicato.

Le parole di Calenda
Come riportato da Dagospia, tramite un post social il leader di Azione è ritornato sulla comparsata televisiva di Jeffrey Sachs ospite da Corrado Formigli, facendo riferimento alla figura di entrambi: “Quel cretino di Jeffrey Sachs e chi lo invita in tv“.
E ancora, tramite la descrizione del post: “Oggi da piazza #Maidan a Kyiv vi racconto come sono andate le cose nell’inverno fra il 2013 e il 2014, alla faccia di Sachs e di chi ancora lo ospita in tv. La storia dell’Ucraina è cambiata qui grazie a ragazzi coraggiosi che vogliono essere europei, nonostante quello che vogliono farvi credere i proputiniani“.
Il sostegno all’Ucraina
Non è una novità il sostegno di Calenda all’Ucraina, e ciò lo si può notare anche da queste dichiarazioni: “Purtroppo Kiev è una città completamente al buio. Dopo 24 ore di viaggio, di cui le ultime 12 su un treno, a Kiev ci aspetta subito il nostro primo attacco aereo. La città è avvolta da un buio mai visto prima. L’energia scarseggia a causa dei continui attacchi e all’interno delle abitazioni si registrano anche i 4 gradi“.
E ancora: “Prima tappa: Askoldova Mohyla, uno dei luoghi più carichi di significato di Kyiv. Definito come ‘luogo di forza’ è uno spazio di memoria viva, dove la storia millenaria dell’Ucraina si incontra con il sacrificio dei suoi difensori di oggi. Sulle colline del Dnipro, accanto alla chiesa di San Nicola, l’Ucraina ha costruito un vero pantheon nazionale. Qui riposano uomini che hanno dato la vita per la libertà del loro Paese. Militari, piloti, comandanti. Una generazione che ha pagato il desiderio di democrazia con il prezzo più alto: la propria vita. Le loro tombe ricordano che l’indipendenza non è uno slogan, ma un prezzo altissimo pagato da persone reali. Rendergli onore e raccontarlo era doveroso“.